Kewinery

Kewinery: energia, ritmo e qualche occasione persa

Il Quadrilatero è una zona che negli anni ha cambiato pelle. Quella che un tempo era considerata degradata, oggi è una delle aree più vive e frequentate della movida torinese. Ed è proprio in questo contesto che ho scoperto Kewinery: una bella sorpresa. L’accoglienza si fa notare subito con uno staff disponibile, veloce e presente. Si parte bene, ma poi quella velocità cambia forma e diventa fretta. E la percepisci.

Un esempio su tutti: i calici tolti appena finita la cena. È un gesto che, di fatto, chiude la serata e taglia la possibilità di continuare. Se per il cliente è un segnale chiaro di “fine corsa”, per il locale è una vendita persa, magari proprio quella terza bottiglia. Sono dettagli che sembrano piccoli, ma non lo sono: basterebbe poco per trasformare la fretta di sbarazzare in attenzione nel proporre un altro calice, cambiando sia l’esperienza dell’ospite che l’incasso finale.

I tavoli sono molto ravvicinati e piccoli; il rumore e il brusio si sentono costantemente. In un contesto così dinamico ci può stare, fa parte dell’energia del posto, ma dopo un po’ queste caratteristiche iniziano a farsi notare. È il posto giusto per chi cerca ritmo e movimento, decisamente meno per chi desidera una serata tranquilla.

Il servizio resta comunque positivo, con ragazzi presenti e attivi. Con una piccola attenzione in più ad esempio sulle precedenze nel servire il vino il livello salirebbe subito. Sono dettagli spesso amplificati dalla confusione del momento, ma sono proprio quelli che fanno la differenza nella percezione di qualità. Anche la gestione della cassa meriterebbe un approfondimento: con un po’ più di ordine e attenzione nel momento del conto, l’immagine generale ne guadagnerebbe immediatamente.

Oggi Kewinery funziona, è alla moda ed è seguito. Ma la differenza, nel tempo, non la fa solo l’atmosfera: la fa la gestione di quei particolari che oggi passano inosservati, ma che alla lunga pesano sia sul bilancio che sulla voglia di tornare del cliente.

Se riescono a trasformare quella fretta in attenzione e quei dettagli in valore, non resteranno solo un locale che “gira”, ma diventeranno un punto di riferimento. Perché oggi il successo c’è, ma domani saranno proprio questi accorgimenti a fare la differenza tra chi dura e chi passa.

Bravi.

Osservo, ma non critico.


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